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CORSO DI LAUREA IN PROGETTAZIONE E GESTIONE DELL'AMBIENTE
GESTIONE DELLE RISORSE FAUNISTICHE E ZOOTECNICHE
POLO UNIVERSITARIO DI BRACCIANO - ANNO ACCADEMICO 2010-2011 |
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Pubblico sul web questo bellissimo lavoro di Gianluca Barone, falconiere, che me
lo ha dato in forma digitale parecchi anni fa. Da qualche parte ho ancora i
disegni che arricchivano il testo: spero di ritrovarli per inserirli, se ne avrò
il tempo.
Tutto il sapere contenuto in queste pagine fu già espresso nel XIII secolo da
Federico II di Svevia, nel suo “De arte venandi cum avibus”. Il grande merito di
Gianluca Barone è quello di aver verificato di persona (e di continuare ogni
giorno a farlo) quegli insegnamenti. Forse qui riuscite a capire il grande
fascino della cultura della caccia attraverso i secoli.

GIANLUCA BARONE
L'ARTE DELLA FALCONERIA
Indice
PREFAZIONE.
UN PO’ DI STORIA.
CAPITOLO I. FALCONIDI ED ACCIPITRIDI.
Introduzione
Anatomia degli uccelli
Morfologia di un rapace
Falconidi:
Girifalco
Falco Pellegrino
Falco Sacro
Falco Lanario
Falco Lugger
Gheppio
ACCIPITRIDI:
Astore
Sparviere
Aquila del Bonelli
Aquila Rapace
Aquila delle Steppe
CAPITOLO II. ACCESSORI ED ATTREZZATURE.
Il guanto
Il tornetto
I geti
La lunga
Il sonaglio
Il cappuccio
La borsa
La pertica:
La pertica fissa
La pertica da trasporto
Il blocco
Il bagno
La voliera
La filagna
Il logoro
La bilancia
La radio
Il binocolo
CAPITOLO III. TU ED IL FALCO.
Introduzione
Leggi sulla provenienza e sulla detenzione dei rapaci
PRIMI APPROCCI CON IL FALCO: L’AMMANSIMENTO
L’acquisto del falco
Inizia l’avventura: è arrivato il falco!
Adesso bisogna incappucciare il falco
Posizionamento del falco sulla pertica
Posizionamento del falco sul blocco
L’avventura continua...
Come pesare un falco
Come far mangiare il falco sul pugno
L’ADDESTRAMENTO:
Come far saltare il falco sul pugno
Usiamo la filagna
Come si abitua il falco a mangiare sul logoro
Lavoro di logoro e filagna
Il volo libero
I passaggi al logoro
La caccia:
La caccia d’alto volo con i Falconidi
Cenni sull’addestramento degli Accipitridi:
La caccia di basso volo con gli Accipitridi
L’antico collaboratore del falco: il Bracco italiano
E se il falco si perde?
Qualche altro consiglio
CAPITOLO IV. ALIMENTAZIONE, SALUTE E CURE IGIENICHE DEL FALCO.
L’alimentazione
La salute
Le cure igieniche del becco e delle unghie
La muta:
La muta in voliera
La muta al blocco
L’innesto
APPENDICE
GLOSSARIO
BIBLIOGRAFIA
Un po’ di Storia
La Falconeria, nata certamente come necessità per soddisfare esigenze primarie
di sopravvivenza, e poi divenuta mestiere richiesto per il prestigio delle
corti, è sempre stata considerata un’arte, le cui origini si perdono nella
storia. Quest’arte fu probabilmente inventata, molto lontano nel tempo, da
popoli nomadi che peregrinavano lungo le distese dell’Asia centrale e, diffusasi
ad est attraverso la Cina, in Giappone e nel Nuovo Mondo e ad ovest attraverso
l’India, la Persia e l’Asia occidentale, arrivò finalmente in Europa e nel nord
Africa.
Le prime notizie storiche sulla Falconeria risalgono al 2000 a.C.: in Egitto i
rapaci erano considerati solo oggetto di culto e venerazione; in Cina si era
agli albori del loro addestramento; mentre nell’antica Persia ed in Arabia già
si praticava la caccia con uccelli da preda.
Si può inoltre affermare che non esistono specifici riferimenti alla Falconeria
nella letteratura classica, eccetto alcuni accenni alla caccia con uccelli da
preda riportati dallo storico greco Ctesia, vissuto tra il V ed il IV secolo a.C..
Ma di certo, i Greci ed i Romani non ignoravano quest’arte.
Durante il Medioevo, la Falconeria “prese il volo” e si diffuse un po’ ovunque.
Numerose testimonianze a riguardo ci vengono dai codici delle leggi in vigore a
quei tempi, ed un esempio è costituito dal codice penale dei Burgundi che rivela
l’importanza data ai rapaci e la severità delle contemporanee leggi sul furto di
uno di essi: un uomo, colpevole del furto di un uccello da preda avrebbe dovuto
pagare sei soldi al proprietario dell’animale o, in altri casi, addirittura
farsi rosicchiare, dall’uccello in questione, sei once di carne dalle proprie
natiche.
Ribadiamo dunque che il rapporto uomo-rapaci nel XII-XIII secolo era comunque
proporzionato al grande valore attribuito a questi volatili. In seguito le
Crociate (derivate sia dal desiderio d’avventura proprio della società
cavalleresca che dagli ideali di purificazione religiosa e di liberazione del
Santo Sepolcro) spinsero gli Occidentali a dirigersi ad Oriente, e crearono così
l’occasione d’incontro tra la cultura orientale e quella occidentale, e nel
nostro caso ravvivarono ad ovest l’interesse per l’addestramento alla caccia
degli uccelli da preda.
Sembra opportuno a tal punto ricordare che successivamente questi uccelli furono
diversamente classificati a seconda delle loro capacità nella caccia, e di
conseguenza variamente accoppiati ai diversi ranghi della società: dall’aquila
che risultava essere appannaggio dell’Imperatore, al più comune gheppio tenuto
sul pugno da un semplice servo. Le dame, pur apprezzando la caccia,
consideravano il falco nobile anziché un’arma, un ornamento o meglio un
“gioiello vivente”.
Bisogna però far riferimento alla personalità versatile di Federico II di Svevia
(1194-1250), Re di Sicilia ed Imperatore del Sacro Romano Impero, perché l’arte
della Falconeria trovi la sua massima espressione. Egli dedicò gran parte del
suo tempo alla Falconeria, e scrisse un trattato, il famosissimo De arte venandi
cum avibus: scritto in lingua latina, si compone di due parti, una introduttiva
sull’ornitologia e l’altra specifica sui falchi e la Falconeria. L’Imperatore
elenca e descrive minuziosamente le tecniche ed i procedimenti di quest’arte,
rendendoli validi per quell’epoca e tuttora applicabili alla Falconeria moderna.
Arrivando a sostenere che un giorno senza Falconeria era un giorno inutile,
Federico II nobilitò quest’arte rendendola unica e immortale nei secoli.
CAPITOLO I
FALCONIDI ED ACCIPITRIDI
Nella classificazione animale, all’ordine dei Falconiformi, rapaci diurni dal
becco forte ed uncinato e dai piedi artigliati, appartengono le seguenti
famiglie: Falconidi, Accipitridi, Catartidi, Sagittaridi e Pandionidi. Di
seguito ci occuperemo in particolare delle famiglie dei Falconidi e degli
Accipitridi, evidenziandone soltanto le specie più usate in Falconeria.
Riteniamo però sottolineare che nel mondo degli uccelli da preda esistono due
categorie ben distinte tra loro: la prima comprende un grande numero di rapaci
dal volo primitivo e lento, dalle forme e dal piumaggio vario, dall’abilità nel
cacciare poco sviluppata; l’altra categoria invece, comprende rapaci che non si
nutrono mai di carogne, ma in grado di nutrirsi di animali rapidi e, a volte,
anche di dimensioni più grandi di loro. Questi ultimi, definiti rapaci “nobili”,
sono le specie più usate in Falconeria.
FALCONIDI
Nei Falconidi, la testa è rotonda e particolarmente grande, gli occhi sono neri
e contornati da una porzione di pelle nuda; il becco è corto e forte e presenta
sulla mascella superiore una piccola prominenza chiamata dente, utilizzata per
uccidere le prede. Nella prima parte della mascella superiore si ha una zona di
pelle brillante e nuda, chiamata cera, dove sono situate le narici tonde con al
centro un tubercolo. Le ali chiuse si incrociano ed arrivano vicino
all’estremità della coda. Le penne delle ali si chiamano remiganti e la più
lunga è la seconda, chiamata coltello maestro. Le zampe dei Falconidi sono corte
e forti con tarsi (gambe) nudi, mentre le “mani” hanno dita lunghe e sottili.
Girifalco (Falco rusticolus)
Il Girifalco è presente in Norvegia, in Svezia, in Finlandia ed in Islanda,
quindi generalmente al nord.
Per quanto riguarda le migrazioni, gli adulti difficilmente lasciano il loro
territorio, mentre i giovani tendono a spostarsi per cercare nuove zone.
Gli ambienti frequentati da questo falco sono le tundre e le falesie
dell’Artico.
La riproduzione ha inizio verso i 2 anni; questo falco può deporre da 2 a 7 uova
nel periodo tra aprile e maggio; il periodo di cova dura circa 35 giorni; i
giovani sono soliti abbandonare il nido verso i 50-55 giorni e rimangono con i
genitori per un mese dopo l’involo (primo volo).
Nell’alimentazione del Girifalco, gli uccelli sono le prede principali (in
particolare la pernice bianca), ma a volte, questo falco si può nutrire anche di
piccoli mammiferi.
E’ molto veloce, predilige la caccia all’agguato e riesce a catturare le sue
prede anche dopo inseguimenti che possono protrarsi per chilometri.
L’adattamento di questi uccelli ai vari ambienti ha portato il loro piumaggio ad
assumere diverse colorazioni. Di seguito, ne descriviamo solo due: la
“fase”(colorazione) scura e la “fase” chiara. Nella fase scura il piumaggio
degli adulti è di colore bianco con gocce scure nella parte inferiore; le
remiganti sono bruno-scuro con strisce trasversali chiare. La parte superiore è
grigio-bluastra con strisce più chiare molto visibili sulla coda. La cresta è
grigio-bluastra scura, le guance sono grigio-brune ed i mustacchi sono poco
evidenti. Nella “fase” chiara l’uccello appare quasi completamente bianco,
esclusa la parte finale delle remiganti primarie che è di colore nero.
Falco Pellegrino (Falco Peregrinus)
Il falco Pellegrino è presente in quasi tutto il mondo. si contano circa 7000
coppie distribuite tra l’Europa, il nord Africa ed il Medio Oriente.
Le migrazioni interessano principalmente i falchi Pellegrini dell’Europa del
nord. I falchi dell’Europa centrale ed occidentale, dopo il periodo
riproduttivo. si spostano continuamente, mentre quelli dell’Europa meridionale
sono sedentari.
Il Pellegrino, nella scelta di un ambiente, prende in considerazione più
fattori: una ricca popolazione di uccelli, alte pareti (per la nidificazione) e
spazi aperti.
La riproduzione comincia tra i 2 e i 3 anni di vita. Pare che una coppia di
falchi Pellegrini rimanga unita per tutta la vita. La deposizione delle uova
(3-4) avviene tra febbraio e marzo; il periodo di cova dura circa un mese. I
giovani lasciano il nido dopo 40 giorni e vengono seguiti dai genitori ancora
per 2 mesi dopo l’involo.
Il Pellegrino basa la sua alimentazione sugli uccelli, principalmente piccioni.
Il tipo di caccia che pratica è particolare: cattura solo in volo le sue prede
con una picchiata che pare possa raggiungere i 300 km/h.
La sua colorazione tende ad essere biancastra nella parte superiore del petto,
mentre nella parte inferiore è a barre trasversali nere. La parte dorsale è di
colore grigio-ardesia, la coda è barrata, la testa è nera compresi i mustacchi
che appaiono evidenti sulle guance bianche.
Falco Sacro (Falco cherrug)
Il falco Sacro è presente in Asia centrale, nel nord-est Africa e anche in
Europa, dove si stimano circa 150 coppie.
Le migrazioni compiute da questo rapace sono movimenti stagionali da nord a sud
e viceversa. La specie sverna nel sud e nelle isole d’Italia, più che in altre
regioni.
Gli ambienti preferiti nel periodo non riproduttivo sono le paludi, i fiumi e le
zone con una ricca avifauna. Il falco Sacro invece preferisce nidificare nelle
steppe, nelle campagne e nei boschi.
La riproduzione di questa specie, come per le specie trattate in precedenza,
avviene verso i 2 anni di vita. Si può affermare che anche in questi animali, la
coppia ha un legame duraturo. La deposizione, da 2 a 5 uova, avviene tra marzo
ed aprile; le uova vengono covate per circa un mese. I falchi giovani di solito
abbandonano il nido verso i 50 giorni e rimangono con i genitori per un mese e
mezzo dopo l’involo.
Nell’alimentazione del falco Sacro i piccoli roditori sono le prede principali,
ma nella sua dieta sono presenti anche uccelli.
Questo rapace predilige la caccia all’agguato: insegue e prende al volo la
preda.
L’adulto presenta una colorazione bianco-crema con macchie scure sul corpo e
sulle copritrici alari. La testa è color crema con striature brune, le guance
sono bianche. Il colore delle penne della coda è tipico: le penne centrali sono
monocolore, mentre quelle laterali sono barrate.
Falco Lanario (Falco Biarmicus)
Il falco Lanario è presente in Africa, in Europa ed in Turchia. In Africa è il
falcone più comune, mentre in Europa, dove si contano solo 250 coppie (100 in
Italia e di queste 50 solo in Sicilia) è minacciato numericamente.
Le migrazioni sono rare perché i giovani sono erratici e gli adulti sedentari,
ma questi ultimi compiono anche spostamenti stagionali dalla pianura alla
montagna.
Gli ambienti frequentati dal falco Lanario sono pareti rocciose che dominano
pareti e campi. Spesso frequenta gli stessi ambienti del falco Pellegrino.
La sua riproduzione ha inizio verso i due anni; le coppie hanno un legame
duraturo. Questo falco depone da 3 a 4 uova tra febbraio e marzo. La cova dura
30-35 giorni e i giovani dimorano nel nido per 40 giorni circa, abbandonando il
nido dopo 4-5 settimane dall’involo, ma restano ancora per molti giorni nelle
vicinanze.
L’alimentazione è basata soprattutto su uccelli di media e piccola taglia,
raramente su piccoli mammiferi ed insetti.
E’ molto agile e veloce e predilige la caccia di piccoli volatili. Quando le
prede sono di grosse dimensioni, i falchi Lanari preferiscono cacciare in
coppia; la femmina di solito spaventa la preda ed il maschio si incarica della
cattura.
L’adulto, nella parte inferiore, presenta una colorazione molto chiara con
qualche macchia; nella parte superiore è grigio-ardesia più o meno scuro. La
testa è prevalentemente rossastra con mustacchi poco evidenti: le guance sono
chiare. Le penne timoniere sono barrate.
Falco Lugger (Falco Jugger)
Il falco Lugger vive in India, in Pakistan, in Turchia ed in alcune regioni
dell’Afghanistan. Recentemente un considerevole numero di questi falchi é stato
importato in Europa.
Le migrazioni interessano poco questo rapace, difatti esso compie solo
spostamenti stagionali.
Gli ambienti preferiti dal Lugger sono molto simili ai quelli frequentati dal
falco Lanario: pareti di media altezza che dominano i campi sottostanti:
Anche per questi rapaci la riproduzione ha inizio verso i 2 anni. Essi
depongono, tra febbraio e marzo, da 3 a 4 uova; la cova dura circa un mese; i
giovani rimangono nel nido per 35-40 giorni e lo lasciano definitivamente
qualche settimana dopo l’involo.
Il Lugger basa la sua alimentazione su lucertole, insetti, piccoli uccelli
deboli o feriti, cornacchie e gazze.
Il tipo di caccia praticata é un po' particolare: questo rapace é solito
attaccare la preda di sorpresa, evitando il più possibile azioni di caccia
(inseguimenti) troppo faticose.
La colorazione degli esemplari adulti é bianco-crema nella parte inferiore e
grigio-scuro nella parte superiore; il piumaggio dei giovani tende, in maniera
omogenea, al marrone. La testa é chiara con alcune striature più scure.
Gheppio (Falco Trinnunculus)
Il Gheppio è comunemente presente in tutta l’Europa, ma lo si trova anche in
Asia ed in Africa. Nel continente europeo si contano circa 250.000 coppie di
Gheppi, perciò essi si possono considerare tra i rapaci diurni più numerosi.
Le migrazioni interessano solo una parte dei Gheppi presenti in Europa, e cioè
quelli del nord; quelli del sud sono sedentari, mentre gli altri compiono delle
migrazioni parziali.
Gli ambienti frequentati dal Gheppio sono molto vari, e vanno dalle pianure alle
montagne, dalle praterie alle steppe, fino alle periferie delle città e agli
aereoporti.
La riproduzione nel Gheppio avviene prima che nelle altre specie, e cioè ad un
anno di vita. La coppia depone da 3 a 6 uova, nel periodo successivo alla
seconda metà di aprile e la femmina le cova per circa 30 giorni.
I giovani rimangono nel nido per un mese e vengono seguiti dai genitori per
tutto il mese successivo all’involo.
L’alimentazione di questo rapace si basa principalmente su piccoli roditori, ma
esso non disdegna piccoli uccelli, insetti e rettili.
La caccia che pratica più spesso é in volo (a spirito santo**) ad un’altezza che
varia dagli 8 m. ai 45 m.; il Gheppio è capace di cacciare anche all’agguato e
camminando.
Il maschio adulto presenta una colorazione crema con macchie scure sul corpo e
sotto le ali, le remiganti sono barrate. La coda é grigio-chiara o grigio-blu.
il dorso e le copritrici alari sono rosso-brune; la testa invece è grigio-blu.
ACCIPITRIDI
Negli Accipitridi la testa é piccola e larga, gli occhi hanno l’iride gialla o
rossastra, il becco é privo di dente, nei fori nasali manca il tubercolo. Le ali
coprono solamente una parte della coda e non si incrociano: la più lunga delle
remiganti primarie é la quarta.
I tarsi sono lunghi e glabri (senza pelo); le “mani”, munite di artigli interni
e posteriori, sono estremamente sviluppate.
Astore (Accipiter gentilis)
L’Astore è presente in quasi tutta Europa, e per questo motivo è difficile
calcolare il numero delle coppie esistenti: se ne contano approssimativamente
30.000.
Le migrazioni non rientrano nelle abitudini di questa specie, la quale é invece
solita stabilirsi in una zona o cambiare frequentemente luogo.
Gli ambienti preferiti sono vasti boschi e foreste, ma questo accipitride non
disdegna ambienti di altra natura.
La riproduzione comincia verso i due anni; l’unione nella coppia é forte e
permanente. Vengono deposte da 2 a 5 uova, covate per poco più di un mese. I
giovani rimangono intorno al nido 10 giorni dopo l’involo che avviene verso i 40
giorni di vita.
L’alimentazione dell’Astore é molto varia: si nutre di uccelli comuni come la
maggior parte dei rapaci, ma anche di conigli, lepri e scoiattoli.
Preferisce la caccia a bassa quota e riesce a catturare le sue prede grazie a
forti accelerazioni.
Per quanto riguarda la colorazione dell’Astore adulto, la parte inferiore del
corpo è molto barrata con strisce meno fitte sulle remiganti e sulle timoniere.
La parte superiore del corpo invece tende uniformemente al grigio.
Sparviere (Accipiter nisus)
Lo Sparviere, nonostante sia presente in tutta Europa, non é facilmente
individuabile in quanto nidifica in zone ben nascoste o impervie. Per questo
motivo risulta difficile quantificarne il numero che dovrebbe aggirarsi sulle
100.000 coppie.
Questa specie é soggetta a migrazioni, ma anche a spostamenti erratici o ad
un’esistenza esclusivamente sedentaria.
Gli ambienti preferiti da questo rapace sono sia campi aperti che boschi con
vegetazione varia.
A differenza delle altre specie, la riproduzione avviene tra il primo ed il
secondo anno di vita e la coppia rimane insieme per una sola stagione. Tra
aprile e maggio vengono deposte da 3 a 6 uova; la cova dura circa un mese. I
giovani restano per 30 giorni nel nido e con i genitori per altri 30 giorni dopo
l’involo.
L’alimentazione dello Sparviere é prevalentemente costituita da passeriformi.
La caccia preferita è quella all’agguato: questo accipitride cattura le sue
prede a bassa quota e ad altissime velocità.
La colorazione della parte superiore del corpo tende al grigio, mentre la parte
inferiore presenta barre di colore rossiccio. La coda, in particolare, é
caratterizzata da 4 o 5 barre più scure. Nell’insieme l’uccello appare
bruno-rossiccio.
Aquila del Bonelli (Hieraaetus fasciatus)
L’Aquila del Bonelli frequenta la zona meridionale della Francia, le grandi
isole italiane e gran parte dell’Asia: si contano circa 2000 esemplari.
I giovani sono soggetti a migrazioni, mentre gli adulti sono sedentari.
Gli ambienti più congeniali a questa aquila sono sia le zone umide vicino laghi
e fiumi, che le montagne basse con pareti a strapiombo; queste ultime sono le
zone preferite per la nidificazione.
Il periodo di riproduzione comincia approssimativamente verso i 6 anni. L’unione
all’interno della coppia è forte. L’Aquila depone, tra febbraio e marzo, 2 uova
e le cova per 40 giorni.
I giovani rimangono nel nido per 2 mesi; dopo l’involo vengono seguiti dai
genitori per più mesi.
L’alimentazione é varia, l’80% é costituita da avifauna locale.
L’Aquila del Bonelli pratica la caccia all’agguato: è un animale talmente veloce
ed agile da essere temuto da tutti gli uccelli.
La colorazione dell’Aquila del Bonelli é tipica: il suo piumaggio é chiaro
nella parte inferiore e scuro nella parte superiore. La parte alta del dorso
presenta una chiazza giallastra.
Aquila Rapace-Aquila delle Steppe (Aquila rapax-Aquila nipalensis)
Non esiste un giudizio univoco sulle distinzioni tra l’Aquila Rapace e l’Aquila
delle Steppe e, sebbene taluni studiosi le considerino due specie diverse, qui
di seguito si tratterà l’Aquila delle Steppe come una sottospecie dell’Aquila
Rapace, considerando il fatto che esse hanno generalmente le medesime
caratteristiche.
Queste Aquile vivono nelle steppe dell’est Asiatico e nel nord Africa; in
particolare, nella parte occidentale della Russia, si stimano circa 5000 coppie.
Le migrazioni in genere interessano l’Aquila delle Steppe; l’Aquila Rapace è
solita stabilirsi nel nord Africa e spostarsi solo per la nidificazione,
arrivando sino all’equatore.
L’ambiente preferito dall’Aquila delle Steppe, come viene suggerito dal suo
nome, è proprio la steppa; l’Aquila Rapace invece frequenta montagne e savane.
L’età della maturità sessuale e della riproduzione non è conosciuta: il nido
viene costruito dalla coppia da marzo a maggio e vi vengono deposte da 1 a 3
uova. Esse sono covate dalla femmina per 45 giorni; i giovani dimorano nel nido
per 2 mesi.
L’alimentazione di queste Aquile è varia: esse si nutrono di piccoli roditori,
di rettili, di uccelli, di insetti, e anche di carogne, arrivando persino a
nutrirsi di immondizie (Aquila rapace).
La caccia si svolge in vari modi: a terra, camminando; in volo, dopo un breve
inseguimento ed in picchiata.
La colorazione di queste Aquile varia a seconda dei soggetti: il piumaggio
dell’adulto tende comunque uniformemente al marrone scuro; le ali sono
grigiastre con le estremità scure. La testa e la gola sono un po' più chiare.
CAPITOLO II
ACCESSORI ED ATTREZZATURE
Il guanto
La mano usata per tenere il falco è la sinistra. Essa va protetta con un guanto
costruito in pelle e rinforzato nei punti dove il falco si appoggia. La mobilità
delle dita della mano, all’interno del guanto, è fondamentale, e qualora la
pelle del guanto si indurisca, deve essere trattata con del grasso.
D’ora in poi, indicheremo con il termine pugno la mano guantata.
Il tornetto
Il tornetto, o girella, è un doppio anello snodato che ha la funzione di evitare
che i geti si attorciglino tra loro quando il falco si muove. In uno dei due
anelli si applicano i geti, mentre nell’altro la lunga (vedi pagina seguente).
I geti
I geti sono due strisce di pelle o cuoio lunghe 22 cm. e larghe 1 cm.1. Questi
vengono legati ai tarsi del falco (vedi foto) e servono al Falconiere per
maneggiare l’animale. E’ necessario ingrassare i geti prima di applicarli al
falco e ogniqualvolta si asciugano; per compiere quest’ultima operazione non è
però necessario toglierli dai tarsi del falco.
La lunga
La lunga è una sottile striscia di pelle o cuoio della lunghezza di 1 metro, con
ad un’estremità un nodo che la blocchi al tornetto. Essa è necessaria per tenere
il falco sul pugno e per legarlo alla pertica ed al blocco.
Il sonaglio
Piccola campanella legata al tarso del falco tramite un legaccio di pelle o
cuoio, il sonaglio ha la funzione di indicare al Falconiere i movimenti, gli
spostamenti e la posizione del falco anche quando non è visibile (per esempio, a
terra o durante il volo).
Il cappuccio è un copricapo di pelle o di cuoio usato per coprire gli occhi del
falco: utilizzato per tranquillizzarlo e per poterlo trasportare senza shock,
serve soprattutto per calmare l’animale, il quale, rispondendo a stimoli visivi,
potrebbe farsi involontariamente del male.
Il cappuccio deve essere fatto su misura e deve avere le seguenti
caratteristiche:
non deve toccare gli occhi del falco,
deve permettergli di mangiare e di fare la cura2 .
deve essere maneggevole: il Falconiere deve riuscire a metterlo ed a toglierlo
con facilità.
L’incappucciamento deve avvenire sempre quando il falco è sul pugno.
La borsa
La borsa, ampia, capiente e con più scomparti (uno, in particolare, di facile
accesso per il logoro), è di fondamentale importanza: essa, tramite una girella
posta all’estremità della tracolla, permette di avere tutto a portata di mano.
Deve infatti poter contenere, oltre ad un kit completo di ricambi (geti,
cappuccio, tornetto, lunga, sonaglio) anche il logoro, la filagna e l’eventuale
pasto.
La pertica
La pertica fissa
La pertica fissa è una struttura stabile, preferibilmente in legno, che misura
120 cm. x 120 cm. circa. La trave sulla quale si appoggiano i falchi deve essere
larga 10 cm. e con gli angoli smussati.
E’ necessario fissare a cm. 5 sotto la trave, una tela ben tesa di almeno cm. 50
di larghezza: ciò è fondamentale per evitare che i geti di un falco che si
dibatte, si attorciglino alla trave lasciandolo appeso. Proprio in questa
posizione difatti, il falco rischia la morte. E’ inoltre necessario orientare la
pertica fissa nella direzione della luce e lasciare attorno ad essa uno spazio
libero da eventuali ostacoli per l’animale. Queste accortezze sono valide sempre
ed in qualunque posto sia posizionata la pertica fissa.
La pertica da trasporto
La pertica da trasporto, simile nella struttura e nelle forme alla pertica
fissa, ne differisce solamente per le dimensioni. Queste ultime difatti variano
a seconda della larghezza del mezzo di trasporto dove essa va posta. Si
raccomanda comunque di costruirla dell’altezza di 30 cm. affinché la coda del
falco sulla pertica non tocchi terra.
Il blocco
Il blocco è un sostegno a forma cilindrica, preferibilmente in legno, la cui
altezza è di cm. 20 ed il cui diametro è di cm. 15. Esso va fissato su un
supporto metallico di cm. 45.
I primi cm. 10 del supporto vengono inseriti nel blocco; successivamente vengono
saldate al supporto 2 rondelle, una alla base del blocco, l’altra a cm. 20 dalla
prima. Nello spazio tra le 2 rondelle deve poter scorrere un anello che abbia un
diametro inferiore a quello delle rondelle, ma che consenta il passaggio della
lunga. La parte finale del supporto deve essere appuntita per facilitare il suo
inserimento nel terreno.
Si ricordi che anche attorno al blocco è necessario lasciare uno spazio libero
da ostacoli.
Il bagno
Il bagno è una vaschetta di circa cm. 45 di diametro e della profondità di cm.
10. Esso viene posizionato a cm. 20 dal blocco e riempito d’acqua, in modo tale
che il falco abbia la possibilità di bere e di farsi il bagno.
La voliera
La voliera è una struttura in legno che viene utilizzata per lo più nei periodi
della muta e della riproduzione. Le sue dimensioni variano a seconda della
quantità dei falchi che ospita; forniamo di seguito le misure orientative per
una voliera che deve ospitare una coppia di falchi.
La voliera deve avere un’altezza ed una larghezza di 2 m., ed una profondità di
3 m.. Nella parte superiore, una metà deve essere ricoperta da materiale
isolante per riparare gli animali dalle intemperie e dal caldo, mentre l’altra
metà deve essere chiusa da una rete metallica per permettere loro di stare al
sole. Internamente ci devono essere posatoi da parete sia nella parte coperta
che in quella scoperta, un bagno ed un tronco per ogni falco.
La filagna
La filagna, una corda sottile ma molto resistente lunga circa 50 m., è lo
strumento essenziale per iniziare l’addestramento dei falchi. Un’estremità della
filagna va legata al tornetto, mentre l’altra va legata ad una zavorra, il cui
peso é di 3/4 il peso del falco: in questo modo avvengono i primi voli . Si farà
a meno della filagna quando il falco risponderà correttamente al Falconiere.
Il logoro
Il logoro è uno strumento generalmente costruito con un doppio strato di cuoio,
al cui interno è inserita della sabbia. Il suo peso è variabile a seconda delle
dimensioni del falco e la sua forma richiama la sagoma di un uccello; al centro
di esso viene legato un piccolo pezzo di carne (il logoro é così guarnito).
Questo strumento, di grande importanza per il Falconiere, simula la preda e
serve per il richiamo del falco; il logoro difatti è legato ad una striscia di
cuoio lunga 2 m., e tramite essa viene fatto girare in aria sapientemente, in
modo da suscitare l’interesse del falco.
E’ bene ricordare che esiste un peso di volo per ogni falco: l’esperienza è la
sola maestra in questo caso. Un falco dal peso troppo basso può morire, un falco
dal peso troppo alto può non volare o non rispondere al Falconiere. Al corretto
peso di volo, corrisponde un falco in perfetta forma fisica.
La bilancia quindi è di fondamentale importanza, in quanto si deve conoscere
quotidianamente il peso dell’animale; le esigenze di quest’ultimo variano
difatti al variare del suo peso...Ma al vero Falconiere basta uno sguardo per
capire!
Come si vede dalla foto, risulta più semplice pesare un falco (incappucciato)
appoggiandolo su un posatoio.
Bisogna però ricordarsi di sottrarre la tara dal peso totale.
La radio
La radio è composta da 3 elementi: la trasmittente, la ricevente e l’antenna.
Essa serve per recuperare il falco che si allontani più del dovuto, evitando il
rischio di perderlo.
La trasmittente può essere applicata sul tarso o sulle timoniere; essa deve
assicurare un ampio raggio d’azione, affinché la ricevente possa percepire il
segnale anche a grandi distanze.
Il binocolo
Il binocolo é un altro strumento indispensabile per il Falconiere, poiché
risulta di grande utilità quando il falco si allontana più del dovuto e poiché,
inoltre, rende possibili sia interessanti osservazioni naturalistiche che la
localizzazione della selvaggina.
CAPITOLO III
TU ED IL FALCO
Nel seguente capitolo cercheremo di dare dei consigli generali sull’acquisto, l’ammansimento,
l’addestramento ed il volo di un falco per tutti coloro i quali intendono
avvicinarsi all’arte della Falconeria.
Prima di cominciare, due premesse ci sembrano obbligatorie. Per prima cosa, per
quanto minuziosi ed approfonditi possano essere i nostri consigli, ci sembra
opportuno sottolineare il fatto che non potranno mai insegnarvi tutto ciò che
concerne l’arte della Falconeria, in quanto ogni falco è diverso dall’altro ed è
difficile -diremmo quasi impossibile - prevedere il comportamento di ogni
singolo animale. Inoltre vogliamo anche sottolineare che la presenza di un
esperto Falconiere è senz’altro indispensabile per non incappare in errori che
potrebbero compromettere il giusto rapporto uomo-rapace.
Infine, per far si’ che si instauri un rapporto immediato tra chi scrive e chi
legge, ci proponiamo di rivolgerci al potenziale Falconiere con un linguaggio
confidenziale.
Leggi sulla provenienza e sulla detenzione dei rapaci
Nel caso in cui il rapace venga acquistato all’interno della Comunità Europea,
deve essere accompagnato da un documento CITES che attesti la sua nascita in
cattività (seconda generazione), e da un anello di riconoscimento che riporta la
stessa serie numerica del documento CITES.
Anche se il rapace proviene dall’Italia deve essere inanellato, come previsto
dalla Legge 150/92 e dalle Leggi Regionali; l’acquirente comunque dovrà
richiedere i documenti che ne attestano la nascita in cattività (seconda
generazione) rilasciati in Italia dal Corpo Forestale.
Ogni regione ha però un suo regolamento in merito alla detenzione dei rapaci;
spetta al proprietario denunciare il possesso di rapaci al Corpo Forestale di
zona.
PRIMI APPROCCI CON IL FALCO: L’AMMANSIMENTO
L’acquisto del falco
Nel momento in cui decidi di acquistare un falco e non conosci alcun esperto
Falconiere che ti possa consigliare sugli allevamenti, potresti rivolgerti alle
associazioni riconosciute a livello nazionale1. Noi ti consigliamo di acquistare
un falco che abbia un’impostazione di base, che sia capace di stare sul pugno e
che abbia confidenza con il cappuccio.
E’ bene sapere che esistono due sistemi di allevamento per i falchi in
cattività: “il sistema naturale”, che consiste nel fare allevare i giovani dai
propri genitori fino al momento dell’involo; ed “il sistema artificiale” che
consiste invece nell’imbeccare a mano gli animali sin da piccoli (in
quest’ultimo caso, si ha un falco imprintato2 ).
Una volta acquistato l’animale, ti raccomandiamo di chiedere all’allevatore di
farti arrivare a casa il falco con l’anello di riconoscimento3, armato4 e con il
cappuccio su misura (in caso contrario, sappi che, per una persona inesperta, è
molto difficile armare un falco).
Femmina adulta di Falco Lugger
Inizia l’avventura: è arrivato il falco!
Il falco ti arriva a casa in un trasportino di plastica o di legno; mettiti in
un ambiente chiuso e controllane la posizione all’interno della scatola.
Indossa il guanto e prendilo.
Inizialmente il falco potrebbe agitarsi nervosamente sul pugno, perché
spaventato; cerca allora di tenere per bene i geti, non tirandoli troppo in modo
da permettergli un certo movimento delle zampe. Dopo qualche istante il falco
dovrebbe tranquillamente salirti sul pugno5 .
Il tuo pugno deve essere perpendicolare al terreno ed abbastanza vicino al tuo
petto; il gomito deve formare un angolo di 90°. Gli artigli del falco devono
poggiare sopra l’indice ed il pollice, cosicché i geti passino in mezzo. A
questo punto, se il falco non dovesse avere il tornetto, glielo applichi nella
maniera che già ti è stata spiegata. Fatto questo, fai passare la lunga nel
secondo anello del tornetto e poi avvolgila nel dito mignolo; come ulteriore
precauzione, aggancia il moschettone del guanto all’anello dove passa la lunga.
Adesso bisogna incappucciare il falco!
Prendi il cappuccio con la mano destra, tenendolo per la piccola sporgenza che
si trova sulla parte superiore, e avvicinalo al falco; partendo dalle zampe,
sali verso la testa con un movimento lento che sfiori le piume del petto. Se lo
reputi necessario, accarezza delicatamente, con il cappuccio, la gola del falco.
A questo punto, il falco è abbastanza tranquillo e guarda in avanti, con un
movimento delicato, ma deciso, incappuccialo. Appena gli hai messo il cappuccio,
non fare pressione sulla testa dell’animale; se è stato messo correttamente, il
cappuccio dovrebbe aderire alla testa con facilità. Avvicinando il falco al
petto, devi ora prendere le stringhe del cappuccio più lunghe (quelle senza nodo
finale) e “stringerle”: la stringa alla destra del falco va messa tra i tuoi
denti, quella alla sua sinistra va tenuta con la tua mano destra. Ricordati: le
stringhe vanno tirate contemporaneamente.
Ti può capitare che il falco si innervosisca, schivi il cappuccio, si muova sul
pugno, tenti di volare...A questo punto entra in gioco la prima regola di ogni
buon Falconiere: non perdere mai la pazienza!...anche nel caso in cui ti dovesse
capitare di ripetere innumerevoli volte le medesime operazioni.
Infine, precisiamo che l’operazione di incappucciamento potrebbe essere
facilitata in un ambiente buio.
Ti raccomandiamo di non lasciare mai la presa sulla lunga!
Posizionamento del falco sulla pertica
Il posizionamento del falco sulla pertica è un’operazione molto delicata. Sulla
pertica, ogni falco va legato usando determinate accortezze.
Premesso che hai il falco sul pugno sinistro, con la mano destra devi alzargli
delicatamente la coda per evitare eventuali danni alle timoniere; adesso
appoggia i tarsi sul tappetino e fai una leggera pressione, in modo da portare
il falco a fare un passo indietro e a posizionarsi sulla pertica.
Il nodo da pertica è già stato illustrato.
Una volta che hai posizionato e legato il falco sulla pertica, può capitare che
l’animale si dibatta, tentando di volare: osservalo!
Il falco dovrebbe riposizionarsi sulla pertica; ma nel caso in cui ciò non
dovesse accadere e l’animale rimanesse a testa in giù, devi prenderlo
delicatamente per il dorso ed aiutarlo a risalire.
Non lasciare mai alcun falco sulla pertica se non sei sicuro che abbia imparato
a risalire da solo.
Posizionamento del falco sul blocco
Per posizionare il falco sul blocco, devi prendere le stesse precauzioni che hai
usato per posizionarlo sulla pertica: stai attento alla coda e alla leggera
pressione sui tarsi!
Il nodo da blocco è già stato illustrato.
Per riprendere sul pugno un falco incappucciato che si trova sulla pertica o sul
blocco, devi sempre mettere la mano guantata dietro il falco appoggiandola ai
tarsi e la mano destra sotto la coda per sollevargliela: il falco ti salirà così
sul pugno.
Solo ora puoi sciogliere i nodi, trattenendo saldamente la lunga.
L’avventura continua...
Per riprendere sul pugno un falco scappucciato, devi invece munirti di un
tirante6 e tenerlo ben stretto con il pugno: ora dalla distanza di 5 m. dal
falco, incomincia a mostrarlo, muovendolo; avvicinati molto lentamente
all’animale e osserva continuamente le sue reazioni. Se dovesse agitarsi:
fermati!
Fai calmare il falco, magari “parlagli”.
Poi avvicinati ancora un po', alla distanza di un metro e mezzo, accostati a lui
mostrandogli il pugno con il tirante: devi arrivare fino a toccargli le zampe.
Se il falco si agita sempre di più, abbandona l’idea per il momento, e dopo
qualche ora riprova.
Se il falco non si spaventa (ed è già un grande traguardo) e, anzi, dimostra
interesse al cibo, ti salirà spontaneamente sul pugno.
Stai attento a non farti sfilare il tirante!
Mentre il falco mangia sul pugno, con l’altra mano, senza fare gesti bruschi,
sciogli il nodo della lunga e avvolgila al guanto come ben sai.
Dopo che il falco ha preso gusto al tirante, sfilalo verso il basso, cercando di
non farti vedere, e nascondilo nella borsa.
Come regola di base, ogni volta che ti avvicini al tuo falco scappucciato, devi
avere sempre qualcosa da mangiare da offrirgli, in modo che ti salga sul pugno
con piacere.
Adesso, avendo incappucciato il falco, pesalo!
Come pesare un falco
Il falco va pesato sempre con il cappuccio!
Come avevamo precedentemente detto a proposito della bilancia, risulta più
semplice compiere questa operazione appoggiando il falco su un adatto posatoio
di legno. Tenendo il posatoio con la mano destra, falla passare sotto la coda e
appoggiala ai tarsi dell’animale; esercitando una leggera pressione, il falco
farà un passo indietro, salendo così sul posatoio.
Per pesare il falco, dopo averlo appoggiato sulla bilancia, sfila la lunga dal
tornetto, tieni i geti con la mano destra, lasciandoli solo per i pochi attimi
della pesatura.
E’ bene annotare sempre il peso del falco e le sue variazioni per riuscire a
capirne lo stato di salute ed il suo interesse al lavoro.
Come far mangiare il falco sul pugno
E’ bene che il falco mangi sempre sul pugno per aumentare il suo legame con il
Falconiere.
Dopo aver fatto salire il falco sul pugno come ti é già stato spiegato, prendi
la razione giornaliera di cibo, trattenendola con le dita della mano guantata.
Ricordati: il tirante va tenuto nella stessa posizione dei geti in modo tale da
essere facilmente disponibile all’animale. Accarezza le “dita” del falco che
mangia, in modo da instaurare una certa confidenza ed anche per abituarlo ai
movimenti della tua mano destra. Tieni stretto il tirante, perché se il falco
dovesse riuscire a sfilartelo dal guanto, potrebbe tentare di scappare e
difficilmente accetterebbe di risalirti sul pugno.
Una volta che sei in grado di fare correttamente e con facilità le seguenti
operazioni fondamentali:
tenere il falco sul pugno
incappucciarlo e scappucciarlo
farlo mangiare sul pugno
metterlo e toglierlo dal blocco e dalla pertica,
bisogna passare alla fase successiva, e cioè compiere le suddette operazioni in
presenza di persone estranee all’animale, in ambienti diversi (interni ed
esterni), ed in situazioni particolari.
L’ADDESTRAMENTO.
Per evitare di compromettere la fase dell’addestramento, ti consigliamo di non
fare durare il periodo di ammansimento per più di 10 giorni, in quanto
rischieresti di impigrire il falco e di legarlo a te in maniera errata.
Prima di descriverti le varie fasi dell’addestramento, ribadiamo 3 concetti
primari:
· il cibo é l’elemento fondamentale per attirare l’attenzione del falco
· l’attenzione del falco varia al variare delle sue condizioni
· l’attenzione del falco aumenta proporzionalmente all’aumentare della sua
fiducia nel Falconiere.
Come far saltare il falco sul pugno
E’ giunto il momento di far saltare il falco sul tuo pugno!
Avvicinati al falco come già sai fare, a circa 20 cm. da lui7 , muovi la carne
sul pugno e inizia a chiamare il falco con un verso (esempio: Hop! Hop!; è
importante che tu faccia sempre lo stesso verso in modo che il falco lo colleghi
al cibo).
Chiamalo per circa 5 minuti: se lo vedi interessato ma timoroso, dimezza la
distanza che ti separa da lui e continua a chiamarlo. Con un salto o con un
lungo passo ti verrà sul pugno.
Sei già a metà dell’opera!
Se invece non si dimostra interessato, ma tenta di fuggire, rimanda il tutto ad
un altro momento. In questo caso, se il falco ti permette di avvicinarti fino
alle sue zampe, gli fai mangiare un po’ di carne e continui l’addestramento il
giorno seguente, cosicché il falco sarà più interessato al cibo.
Qualora si verificasse il primo caso, mentre l’animale sta mangiando sul pugno,
senza disturbarlo, metti i geti tra le dita medio e anulare del guanto in modo
da avere una buona presa.
Adesso, se il falco era sul blocco, sciogli il nodo della lunga con la mano
destra (se il falco era sulla pertica, lo hai già fatto), ti alzi e lo
incappucci. Pesa subito il falco e annota il suo peso, considerandolo come
riferimento per l’addestramento futuro8 .
Fallo mangiare mentre passeggi e fagli fare un buon gozzo per premiarlo.
E’ importante che, una volta che il falco esegue bene il salto sul pugno in
ambienti chiusi, compia lo stesso esercizio all’aperto!
Usiamo la filagna
Quando il falco esegue bene il salto sul pugno per tutto il tratto coperto dalla
lunga, dobbiamo passare al lavoro di filagna 9 .
Incappuccia il falco sul pugno; togli la lunga.
Prendi la filagna e legala al tornetto; poggia il falco su un posatoio e
chiamalo da una distanza iniziale di 2 m. fino ad arrivare, nei giorni
successivi, alla massima lunghezza della filagna. La prima volta che il falco ti
viene sul pugno, premialo con un buon gozzo.
Nei giorni successivi puoi ripetere l’operazione per due o tre volte
consecutive, dando piccoli premi ogni volta, e poi puoi fargli fare gozzo pieno
l’ultima volta.
Se il giorno successivo al primo lavoro di filagna non dovesse dimostrare alcun
interesse, non ti preoccupare!
Fai mangiare il falco sul pugno dandogli poco cibo e continua il giorno dopo. Se
dovesse accadere che per poco interesse per il lavoro o per un eventuale attimo
di paura il falco parta nella direzione opposta alla tua, una volta che
l’animale è arrivato a terra, ti avvicini, lo riprendi sul pugno e riprovi
l’operazione, cercando di capire i motivi del suo comportamento.
Come si abitua il falco a mangiare sul logoro
Dopo aver messo il falco sul blocco, guarnisci il logoro con un piccolo tirante,
in modo da non saziarlo.
Tenendo il logoro con la mano guantata, ti avvicini all’animale e lo inviti a
salirti sul pugno, in modo tale che prenda confidenza con questo strumento. Dopo
che il falco ha finito di mangiare, gli togli il logoro con la mano destra e
riponi l’animale sul blocco; guarnisci nuovamente il logoro con un tirante più
grande (tale da saziarlo), mostraglielo da una certa distanza (senza
spaventarlo), e poi poggialo vicino al blocco in modo che il falco lo possa
raggiungere con un salto.
Lascialo mangiare tranquillamente, e appena ha finito, togli il logoro!
Lavoro di logoro e filagna
Dopo aver fatto mangiare il falco sul logoro posto a terra, per due giorni,
passa ora alla fase successiva: il lavoro di logoro e filagna.
Incappuccia il falco. Recati presso il terreno dove, successivamente, intendi
farlo volare libero e fai le seguenti operazioni:
poggia l’animale su un posatoio10 (blocco, muretto-oppure serviti del pugno di
un amico)
lega la filagna al tornetto (si intende dopo aver tolto la lunga)
scappuccia il falco
posizionati con le spalle al vento a circa 2 m. di distanza dal falco11
afferra la striscia di cuoio legata al logoro (naturalmente guarnito con un
tirante) ad una distanza di circa un metro da esso; falla roteare in senso
orario di fronte a te e nel frattempo chiama il falco con lo stesso verso con
cui lo chiamavi al pugno. Ricordati di non far vedere il logoro al falco prima
di iniziare a girarlo, difatti rischieresti di far partire l’animale al momento
sbagliato.
Mentre fai girare il logoro chiamando il falco, osserva il suo interesse ai
movimenti di questo strumento; dopo 2 o 3 giri di logoro, lancialo alla tua
sinistra tra il falco e te.
Se l’animale non dovesse saltare sul logoro, delicatamente riprendi lo strumento
e rifai le stesse operazioni.
I motivi per cui il falco potrebbe non essere interessato al logoro sono tre:
paura dei gesti nuovi
sazietà
Valuta questi punti ed agisci di conseguenza!
E’ importante che tu, mentre il falco mangia sul logoro, riesca ad avvicinarti,
a girargli attorno, ad abbassarti di fianco a lui (mai dietro, e se di fronte
con la massima cautela) e a toccargli le zampe, senza che l’animale si spaventi
o smetta di mangiare.
Questa é un’operazione molto delicata che dimostra la bravura del Falconiere
nell’addestramento, poiché uno dei peggiori difetti di un falco sul logoro
potrebbe essere quello di carreggiare12 . Un falco che non carreggia dimostra
fiducia nei confronti del Falconiere.
Ma se il falco dovesse spaventarsi mentre sei vicino a lui, fermati subito ma
non lo fissare negli occhi, aspetta che ricominci a mangiare e poi prosegui nei
tuoi movimenti.
Per prendere il falco che sta mangiando sul logoro, prima che finisca del tutto
il tirante, avvicinati con del cibo sul pugno e interponilo tra il becco
dell’animale ed il logoro. Attratto dalla carne che hai sul pugno, il falco vi
salirà da solo.
Togli subito il logoro e nascondilo nella borsa.
Riporta l’animale sul punto di partenza, e qualora avesse eseguito prontamente
il salto sul logoro, puoi ripetere l’operazione. Stai attento quindi alla
quantità di cibo che utilizzi ogni volta.
Appena l’animale esegue correttamente il salto sul logoro da una distanza di
circa 2 m., aumenta giornalmente tale distanza (fino a 50 m.), facendo sempre
gli stessi movimenti.
Aumentando le distanze, é importante che il logoro arrivi a terra dopo che il
falco ha preso il volo.
Il volo libero
Il volo libero, per un Falconiere, é sicuramente l’attimo di maggior emozione,
ma anche l’attimo di maggior pericolo.
Solito terreno, solite accortezze: in una giornata poco ventosa ti accingi al
momento più importante di tutto l’addestramento.
Prima di passare a questa fase, è fondamentale che il falco sia nelle condizioni
adatte ed al giusto grado di addestramento.
Nella borsa devi avere il logoro guarnito e qualche tirante che può sempre
servirti.
In sequenza, fai le seguenti operazioni:
prendi il falco sul pugno
fissagli il trasmettitore della radio13 (come ben sai)
togli la lunga ed il tornetto
poggia il falco sul solito posatoio.
Scappuccia il falco e allontanati, ma con la coda dell’occhio non lo perdere mai
di vista.
Se dovesse partire prima che tu raggiunga la distanza coperta durante l’ultimo
volo con la filagna, prendi immediatamente il logoro e, mentre chiami il falco,
lanciaglielo a terra.
Nel caso in cui invece il falco ti desse il tempo di arrivare al punto
prefissato, posizionati con le spalle contro vento, comincia a girare il logoro
ed a chiamare il falco. Quando il falco si mette in volo ed arriva alla solita
distanza da te, glielo lanci a terra.
Avvicinati all’animale come già sai fare, abbassati vicino a lui e mentre sta
mangiando, con delicatezza prendi i geti e mettigli tornetto e lunga.
Attorciglia la parte finale della lunga al tuo dito mignolo e, prima che termini
la carne sul logoro, prendilo sul pugno. Dopodiché gli fai fare gozzo pieno come
premio per il lavoro svolto.
L’operazione appena descritta deve essere ripetuta per un paio di giorni.
Successivamente, dopo che il falco é partito dal solito posatoio e viene verso
di te, non lanciare subito il logoro ma continua a girarlo e appena il falco ti
ha superato, chiamalo. Non appena gira verso di te, lancia il logoro a terra.
Nei giorni seguenti, molto gradualmente, prima di dargli il logoro, cerca di far
sì che il falco aumenti il numero di giri attorno a te. Non farlo mai stancare
in maniera tale da costringerlo a posarsi, perché questo sarebbe per te un
grande fallimento14. Sappi che il rallentare del battito delle ali ed il becco
aperto sono sintomi di stanchezza. Non dimenticare mai che in questa fase il
falco deve ancora sviluppare i muscoli per il volo.
Appena noti che il falco fa con scioltezza un buon numero di giri intorno a te,
cerca di lanciare il logoro nella sua direzione di volo e alla sua stessa
altezza (quindi non verso il falco), in modo da creare istintivamente in lui la
voglia di agganciare al volo questa preda.
I passaggi al logoro
Il corretto uso del logoro porta tre vantaggi: il primo é quello di attirare
l’attenzione del falco verso di te; il secondo é quello di allenarlo e di fargli
aumentare la massa muscolare, ed il terzo é quello di insegnargli che una preda
in movimento non é semplice da catturare.
Consigliamo all’aspirante Falconiere di esercitarsi molto nel fare girare il
logoro, in assenza dell’animale, poiché è utile, in presenza di esso,
concentrarsi sui movimenti del falco anziché su quelli del logoro. Quando il
falco ha imparato ad agganciare al volo il logoro, puoi cominciare i passaggi al
logoro.
Ti ricordiamo ancora che devi far roteare il logoro, in senso orario, sul tuo
fianco destro, iniziando il giro parallelamente alla gamba destra.
Il movimento veloce del logoro e la tua voce attraggono l’attenzione del falco
che così verrà verso di te; seguitando a girare il logoro ma rallentandone la
velocità dei giri, mandalo verso l’alto proprio quando il falco ti é vicino, ma
continua a controllare il filo con entrambe le mani. Nel momento in cui il falco
sta per prendere il logoro, tira prontamente il filo con la mano sinistra,
facendolo scorre nella mano destra in modo da evitare che il falco l’agganci.
Un altro tipo di passaggio consiste nel far girare il logoro nella stessa
maniera, ma nel rallentare i giri nel momento in cui il falco si avvicina, e poi
- facendo una rotazione del busto e del braccio di 180°-nell’accompagnare col
logoro il passaggio del falco, sfilandolo solo all’ultimo momento.
Dopodiché cominci a richiamare il falco con i giri di logoro e fai un altro
passaggio come il precedente.
Un corretto lavoro di logoro da parte del Falconiere aumenta la velocità e la
voglia di attaccare da parte del falco: inizialmente l’animale potrebbe essere
più veloce dell’uomo, riuscendo ad artigliare il logoro. In tal caso
lasciaglielo subito! Questo creerà nell’animale sicurezza negli attacchi.
Termina qui il lavoro e riprendi il giorno dopo.
Quando sarai in grado di non fargli prendere il logoro subito, dopo qualche
passaggio devi comunque premiarlo. Una volta premiato l’animale, il lavoro é
terminato.
Col passare del tempo dovrai gradualmente aumentare il numero dei passaggi al
logoro prima di darglielo.
Un falco in perfetta forma fisica che fa decine di passaggi al logoro é un
grande falco e la perfezione di un passaggio consiste in un’artigliata che
sfiori appena il logoro.
Il corretto movimento di logoro é un piacere da guardare, è un fluido movimento
di braccia e di mani, di piedi e di corpo in perfetta armonia.
Anche quando aumenti il numero dei passaggi al logoro non devi mai commettere
l’errore di far posare il falco per stanchezza. Alla base del lavoro di logoro
difatti c’è il controllo del peso del falco. Un peso troppo alto può portare ad
un disinteresse del falco nei confronti del lavoro e ad un aumento delle
probabilità che si posi. Un peso troppo basso invece può portare ad una
debolezza tale che l’animale possa svolgere il lavoro.
Devi considerare però che con l’aumentare dei passaggi al logoro il falco
aumenta la massa muscolare che deve essere accompagnata da un graduale aumento
dell’alimentazione (e quindi del suo peso).
Solo anni di pratica ti porteranno a capire questi particolari essenziali per
l’apprendimento dell’arte della Falconeria.
L’intero addestramento che abbiamo finora descritto deve essere compiuto
approssimativamente in 30 giorni, deve essere intenso, ma senza provocare un
eccessivo attaccamento dell’animale nei confronti dell’uomo.
A questo punto dovrebbero essersi verificate le seguenti condizioni: · il falco
ti accetta e non ti teme · hai raggiunto un naturale e spontaneo comportamento
con lui · ne conosci perfettamente il peso di volo e le sue reazioni.
L’argomento che stiamo per trattare é abbastanza delicato e presuppone
attitudini particolari e la capacità di sapere affrontare situazioni che, in
alcuni casi, potrebbero risultare dure e brutali.
La caccia*
La Falconeria, nata per soddisfare esigenze di sopravvivenza, all’origine era
un’attività venatoria. Con il passare dei secoli ha subìto notevoli evoluzioni,
mantenendosi come professione e sviluppandosi anche come sport. Il fine ultimo
dell’addestramento é proprio quello di portare il falco a compiere azioni di
caccia, rispettando così i suoi comportamenti naturali.
Questo manuale non sarà in grado di darti accurate spiegazioni sul mondo della
caccia con il falco, ma ti darà solo alcuni accenni che comunque dovranno essere
supportati dalla costante presenza di un esperto Falconiere.
Avviciniamoci dunque alla caccia d’alto volo con i Falconidi.
Finora il falco ha avuto a che fare con prede “fittizie”, adesso bisogna fargli
conoscere le prede “vere”. Esistono vari modi per far conoscere la preda al
falco, ma noi ti consigliamo inizialmente di procurarti un piccione morto privo
di gozzo, interiora e collo-testa e con la maggior parte del piumaggio .
Recati al solito campo di volo: lega la filagna al falco, e poi dopo aver legato
la preda al logoro, nascondilo nella tua borsa. Ora, tenendo il falco sul pugno,
tira fuori il logoro dalla borsa e lancialo a 2 m. da te.
Le reazioni del falco potrebbero essere varie:
· il falco va subito sul logoro
· il falco non si muove
· il falco si spaventa
Nel primo caso, lascialo spiumare un po’ e poi toglilo dal logoro. Adesso libera
il falco dalla filagna, fallo volare e dopo qualche giro di logoro, premialo
facendogli fare gozzo pieno.
Nel caso in cui non si muova o si spaventi, avvicinati lentamente al logoro e
stimola il falco affinché lo prenda.
Si é osservato che per l’addestramento alla caccia eseguire il lavoro a giorni
alterni aumenta la capacità di apprendimento dell’animale.
Una volta che il falco ha preso confidenza con questo nuovo tipo di preda, può
iniziare il vero addestramento alla caccia, e dopo che ha raggiunto una certa
sicurezza e rapidità, è in grado di cacciare su prede naturali.
Osserva attentamente ciò che accade.
Il falco vista la sua inesperienza, non riuscirà a catturare subito la sua nuova
preda ed allora si lancerà in un inseguimento sfrenato. Non appena si renderà
conto di non essere in grado di raggiungerla, tornerà indietro oppure si fermerà
su un posatoio per riposarsi. In entrambi i casi, tira fuori il logoro dalla
borsa e inizia a chiamarlo. Al suo ritorno, lanciagli il logoro per terra e
fagli fare gozzo pieno.
Il piccione é fra le prede più difficili da catturare, ed allorché il tuo falco
è in grado di farlo, esso é pronto per cacciare qualsiasi altro tipo di
selvaggina.
Ti renderai conto solo ora quanto é emozionante assistere a queste esibizioni di
volo, a questi giochi simmetrici di grande abilità aerea: il tutto accompagnato
da una cornice naturalistica di grande effetto.
Cenni sull’addestramento degli Accipitridi
In questo paragrafo vogliamo darti delle informazioni generiche riguardanti il
mondo degli Accipitridi, di cui noi non ci occupiamo in particolare, ma che
comunque é bene conoscere.
L’allenamento é importante per un Falconide quanto per un Accipitride; ma mentre
i primi anche se si fermano per pochi giorni perdono la perfetta forma fisica e
poi si rifiutano di volare correttamente, i secondi rispondono bene anche se non
sono perfettamente muscolati.
L’ammansimento degli Accipitridi è un po’ più difficile di quello dei Falconidi,
in quanto i primi risultano essere degli animali più nevrotici, ed inoltre
presenta delle differenze per quanto riguarda l’uso del cappuccio ed il rapporto
con l’uomo. Il rapace difatti, privo di cappuccio, deve trascorrere molto più
tempo sul pugno del Falconiere per far si’ che si raggiunga quella particolare
intesa con l’uomo che, indubbiamente, contraddistingue il mondo degli
Accipitridi.
Per quanto riguarda l’addestramento di un Accipitride, non ci sono notevoli
variazioni ed il logoro assume la stessa importanza e la stessa funzione di
richiamo.
Infine diamo qualche informazione e qualche consiglio sulla caccia di basso volo
con gli Accipitridi.
Le azioni di caccia possono partire dal pugno o da un albero
In caso di fallimento dell’azione di caccia, l’Accipitride deve tornare sul
pugno (da qualunque punto sia partito), e se é reticente, allontanarsi o tirare
a strattoni il logoro legato ad una filagna di 20 m., potrebbero essere
espedienti utili.
Il mondo dei Falconidi e quello degli Accipitridi sono due aspetti diversi, ma
ugualmente affascinanti dell’arte della Falconeria.
Le esibizioni d’alto volo e la velocità (fino a 300 km/h) degli attacchi propri
dei Falconidi si equivalgono alla rapidità e alla potenza dello scatto degli
Accipitridi.
La conoscenza di entrambi i mondi darebbe di certo una visione globale, ci preme
però sottolineare che la nostra passione è rivolta alla Falconeria d’alto volo.
L’antico collaboratore del falco: Il Bracco italiano
Sin dai tempi dell’antica Roma, ci si serviva dei cani da rete16 per la caccia
alla selvaggina alata: erano questi gli antenati dei cani da ferma e del
“nostro” Bracco italiano.
Nel Medioevo e per tutto il Cinquecento, oltre alla caccia con le reti, si
cominciò a praticare anche la caccia con il falco con i cani da ferma.
I cani da ferma, in virtù del loro olfatto, una volta percepita l’emanazione
della selvaggina, la segnalano con comportamenti tipici, andando in ferma: nella
caccia con il falco, il loro compito non é solo quello di segnalare la presenza
della selvaggina ma anche quello di metterla in volo per favorire il rapace. Il
Falconiere inoltre, mettendo in volo il falco poco prima della ferma del cane,
dà al rapace la possibilità di catturare la preda.
Ai giorni nostri, per merito degli amatori del Bracco italiano di bravi
allevatori, questa razza è all’apice della sua selezione. Il Bracco italiano,
con la sua spettacolare andatura al trotto, il portamento alto della testa e la
velocità del lavoro, si addice perfettamente, ancora oggi, al lavoro con il
falco.
Il cane che deve lavorare in coppia con il falco deve avere le seguenti
caratteristiche:
un carattere equilibrato,
un ottimo affiatamento con i falchi con cui lavora,
un buon addestramento,
una solida ferma
ed inoltre
deve rimanere immobile al volo della preda,
e non deve abboccare la preda se non a comando.
Facciamo presente che anche lo Spinone italiano, che ha delle caratteristiche
simili a quelle del Bracco, è una razza adatta alla Falconeria.
E se il falco si perde?
Un bel giorno potrebbe capitarti l’imprevedibile: perdere il tuo falco!
Il Falconiere che perde il falco durante il volo libero non ha alcuna ragione di
biasimarsi se ha preso tutte le necessarie precauzioni, ma diciamo sin d’ora che
le ragioni per cui un falco potrebbe perdersi sono diverse:
i geti, il tornetto e la lunga risultano difettosi (non essere economo proprio
nelle scelta dell’equipaggiamento);
il falco viene attaccato da altri uccelli che proteggono il loro territorio, o
viene spaventato da situazioni imprevedibili;
il falco riesce a catturare una preda dopo un lungo inseguimento, facendo gozzo
pieno prima del tuo arrivo.
Per quanto riguarda le eventuali disattenzioni del Falconiere, al primo posto
sta sempre la mancata conoscenza del peso del falco, seguono:
la non corretta scelta del posto di volo, per limitata visibilità (boschi,
colline);
la presenza di rumori sconosciuti all’animale;
la presenza di animali e persone estranee al falco;
un nodo, fatto male, che si scioglie.
particolari condizioni atmosferiche.
Se una mattina non trovi il falco sul suo solito posatoio, non scoraggiarti!
Prendendo in considerazione l’ambiente dove si trovava, fai prima un giro di
perlustrazione nelle immediate vicinanze, per cercare di vederlo o magari
sentirne il sonaglio; dopodiché raggiungi un posto alto ed osserva con un
binocolo, ed inizia allora a chiamare il falco con il logoro.
Cercando poi di risalire a quanto tempo può essere passato da quando il falco é
scappato, prendi in considerazione la direzione del vento, poiché, in caso di
vento forte, può capitare che il falco si faccia trasportare.
Come ultima possibilità, recati nella zona più aperta, con una buona visibilità,
e lì ricomincia a chiamare. Non abbandonare mai la speranza: si sono verificati
casi di recupero di un falco anche dopo una settimana.
Se invece il falco si allontana durante il volo, perché spaventato, o attaccato,
o perché sta inseguendo una preda di propria iniziativa, tira fuori
immediatamente il logoro dalla borsa e giralo velocemente chiamando l’animale.
Se il falco gira (il che é poco probabile) e torna da te, fagli fare gozzo pieno
per premiarlo.
Nell’eventualità che non torni, seguita a chiamarlo e dirigiti nella direzione
che ti viene segnalata dal ricevitore della radio.
Se, fortunatamente, sei con un amico - speriamo un minimo esperto - lascialo nel
posto di partenza, fagli girare il logoro e fagli chiamare il falco (ricordati
anche di lasciargli un guanto ed un cappuccio).
Se al tramonto la tua ricerca non ha ancora avuto successo, prima che faccia
buio dovresti almeno essere riuscito a trovare la zona in cui il falco si è
posato per la notte, e localizzatala, ritornaci il giorno dopo, prima delle
prime luci dell’alba.
Posizionati allora in un punto ben visibile e chiama il falco non appena
albeggia.
Se anche con questo tentativo non sei riuscito a recuperare il falco, seguita a
chiamarlo nelle ore successive, e se necessario, ripeti l‘operazione nei giorni
seguenti.
Che il ciel t’aiuti!
Qualche altro consiglio
E’ bene, in caso di vana ricerca, denunciare la scomparsa del falco alla guardia
forestale, segnalando naturalmente il numero dell’anello.
Per evitare che si spezzi quel sottile legame che si crea tra un falco ed il
Falconiere, é necessario mantenere, giorno dopo giorno, la collaborazione, la
fiducia e l’amore che rappresentano l’emozione e l’arte della Falconeria.
CAPITOLO IV
ALIMENTAZIONE, SALUTE E CURE IGIENICHE DEL FALCO
L’alimentazione
L’alimentazione dei falchi varia a seconda dei periodi dell’anno e del lavoro
che si andrà a svolgere.
Naturalmente esistono vari tipi di carne, ma le carni che noi consigliamo sono
quelle magre: pollo, tacchino, pollastro e coniglio.
Negli allevamenti di pollame puoi trovare pollastri molto giovani che sono
ottimi per abbassare il peso del falco; pollastri di media grandezza per
mantenerlo in forma e pollastri adulti, invece, per alzarlo di peso. Anche le
parti del pollo definite di “basso taglio” (la testa, il collo, le ali e le
zampe), sono adatte e si trovano a buon prezzo. In tutti gli uccelli usati per
l’alimentazione dei rapaci, i principali vettori di malattie si trovano nella
testa, nel collo, nel gozzo, nelle interiora e nelle feci sulle zampe, e per
questo motivo, le interiora ed il gozzo non devono mai essere utilizzati, mentre
la testa, il collo e le zampe dovrebbero essere utilizzate dopo un periodo di
congelamento1 .
Le carni di piccione, di quaglia e d’anatra d’allevamento sono dei cibi molto
nutrienti, da utilizzare in periodi freddi, per falchi magri e durante la muta.
Precisiamo che l’alimentazione del falco deve essere “mista”, cioè fatta non
solo di carne “netta”, ma anche di piume, pelo ed ossa.
La salute
L’aspetto esteriore dei falchi é il principale indicatore del loro stato di
salute.
Quando la cera, i margini oculari e le zampe sono di colore giallo acceso,
l’occhio é limpido e rotondo, il piumaggio é in ordine e brillante, e quando i
falchi mangiano con appetito e si fanno il bagno spesso, allora possiamo stare
sicuri che essi si trovano in perfetta forma fisica.
Qualora, invece, i falchi abbiano la cera, i margini oculari e le zampe di
colore grigiastro, il piumaggio scolorito ed opaco, l’occhio spento, e qualora
essi stiano poco tempo al sole, mangino con poca voracità, non stiano vigili al
blocco ma sonnecchino, sei di fronte ad animali che si trovano in uno stato di
malessere e che hanno bisogno di un tuo intervento immediato.
Si può dedurre lo stato di salute di un falco anche dal colore delle sue feci.
Gli escrementi del falco sono composti da una parte solida (proveniente
dall’apparato digerente) e da una parte liquida (proveniente dall’apparato
urinario). Quando la parte solida dei suoi escrementi é di colore scuro, quasi
nero, e la parte liquida é completamente bianca, il tuo falco segue una corretta
alimentazione; la parte solida può essere di colore giallo se il falco si nutre
di pollame. Se invece il colore degli escrementi varia dal bianco, al grigio, al
verde, al marrone, il tuo falco é soggetto a seri disturbi digestivi. I motivi
che più spesso danno origine a questi disturbi derivano da un’alimentazione a
base di carni troppo grasse.
Un altro fattore rivelante la salute del tuo falco é la cura.
Considerando che i falchi in natura curano una volta al giorno, sarà un ottimo
risultato per il Falconiere riuscire a far curare il suo falco a giorni alterni.
La cura si deve presentare come un’oliva omogenea, compatta e non maleodorante,
contenente tutto ciò che il falco non digerisce.
Le cure igieniche del becco e delle unghie
I falchi, in natura, nutrendosi quasi esclusivamente di uccelli e dovendo
strappare le piume e le penne e triturare le ossa, mantengono il loro becco in
perfetto stato, sia per quanto riguarda la lunghezza che per quanto riguarda lo
spessore.
I falchi usati in Falconeria necessitano di alcune operazioni per il
mantenimento in perfetto stato del loro becco. Le ali, la testa e le zampe del
pollo, fungendo da tirante, portano ad una corretta usura del becco, ma se
questo non dovesse essere sufficiente, bisogna limarlo.
Ti consigliamo una tronchesina ed una limetta per unghie.
Per aiutarti in questa operazione, utilizza una matita e ponila orizzontalmente
dentro il becco del falco, per evitare che lo chiuda. Naturalmente il falco deve
essere incappucciato e trattenuto fermamente dalle mani di un collaboratore.
(Consigliamo al tuo aiutante di coprire l’animale con un panno prima di
prenderlo).
Devi eliminare dal becco solo il superfluo e limare fino a restituirgli la sua
forma naturale, stando molto attento a non intaccare i vasi capillari presenti
in esso.
Passiamo ora alla cura delle unghie.
Le unghie hanno una lunghezza standard e non devono essere né troppo corte né
troppo lunghe. difatti le unghie troppo corte indiano che il blocco é
posizionato su un terreno troppo duro e che il falco si dibatte continuamente;
le unghie troppo lunghe invece stanno ad indicare che il falco passa molto tempo
sulla pertica e che per indole non é irrequieto. In quest’ultimo caso, il falco,
stringendo troppo forte la carne, si può procurare delle lesioni sul palmo delle
zampe e così infettarsi.
Anche le unghie, come il becco, se non si consumano naturalmente, devono essere
limate.
Ti raccomandiamo di non sottovalutare le cure del becco e delle unghie, poiché
anche queste accortezze mantengono un falco in salute.
La muta
Tutti gli uccelli in natura mutano, cioè sostituiscono le vecchie penne con le
nuove, poiché il piumaggio, in un anno, subisce un certo deterioramento.
Alcuni uccelli mutano molto velocemente, avendo la possibilità di nutrirsi
facilmente anche sulla terra o in acqua, e allo stesso tempo riescono a sfuggire
ai predatori nascondendosi nel fitto della vegetazione.
Al contrario, i rapaci, per non ridurre al minimo le capacità di volo, perdono
le loro piume più lentamente ed in maniera simmetrica. Il periodo di muta dura
da 5 a 6 mesi; i rapaci vanno in muta in primavera, poiché le parate nuziali, il
corteggiamento, la difesa del territorio, e l’involo dei giovani delle loro
usuali prede fanno sì che le azioni di caccia siano facilitate.
Tra la fine di marzo e l’inizio di aprile troverai sotto la pertica o sotto il
blocco una penna remigante di una delle ali e da lì a poco cadrà la penna
simmetrica; in sequenza, dopo le remiganti primarie, cadranno le remiganti
secondarie, quelle terziarie e per ultimi le penne timoniere e tutto il resto
delle piume.
La muta dei rapaci usati in Falconeria può avvenire in voliera, al
blocco/pertica o senza interrompere le azioni di volo.
La muta in voliera
La voliera, riducendo considerevolmente i traumi e le variazioni d’ambiente per
il falco, di certo ne favorisce la muta. Il dibattersi del falco durante questo
periodo difatti potrebbe causare danni al nuovo piumaggio che, rovinandosi,
lascerebbe l’animale debilitato per un anno intero.
Gli inconvenienti della muta in voliera sono i seguenti:
perdita di massa muscolare e conseguente riduzione della capacità di volo
dell’animale;
aumento notevole del peso del falco (per riacquistare il peso di volo saranno
necessari diversi giorni, in quanto questo é un procedimento graduale);
diminuzione dell’affiatamento tra falco e Falconiere (alla fine della muta, a
grandi linee, dovrai ripercorrere le fasi dell’addestramento).
Durante il periodo della muta dovrai prendere alcune precauzioni:
per prima cosa posiziona il falco in voliera, dopo avergli tolto la lunga, il
tornetto ed il sonaglio;
per nutrirlo, lega la carne al posatoio, in modo da evitare che cada per terra,
infettandosi con le feci;
mantieni sempre pulita la vaschetta e cambia di continuo l’acqua (compi questa
operazione di notte - munito di torcia - e con la massima cautela).
La muta al blocco
Per quanto riguarda la muta al blocco, valgono le più importanti regole della
muta in voliera, e cioè:
l’interruzione delle attività di volo del falco;
il cibo in abbondanza.
La muta al blocco però presenta alcuni vantaggi:
si mantiene l’affiatamento uomo - falco,
l’addestramento non si interrompe, in quanto si può far mangiare il falco sul
pugno e lo si può incappucciare una volta al giorno;
· si può tenere facilmente sotto controllo lo stato di salute dell’animale,
intervenendo tempestivamente all’occorrenza;
si ha una maggiore garanzia igienico-sanitaria.
Alcuni inconvenienti a cui si può andare incontro scegliendo questo tipo di
muta, possono essere.
una lunga esposizione al sole;
l’attorcigliamento della lunga;
un forte spavento che provochi la rottura delle piume nuove;
un trauma tale da bloccare del tutto la muta.
La muta in voliera e quella al blocco sono situazioni innaturali, poiché in
natura di regola i rapaci non si fermano mai, ma seguitano a cacciare.
Innesto
La completezza del piumaggio dei rapaci è estremamente importante per il loro
volo, e la rottura di una o più penne, può comprometterlo anche seriamente.
Durante azioni di caccia o dibattendosi al blocco e alla pertica, un animale può
facilmente provocarsi delle fratture al piumaggio: un falco con un piumaggio
gravemente danneggiato testimonia la poca cura e l’incompetenza del Falconiere.
Di seguito daremo delle indicazioni su come intervenire in caso di torsione o
frattura delle penne.
In caso di torsione, bisogna immergere la penna del falco (naturalmente
incappucciato) nell’acqua calda per qualche minuto, ed accarezzandola con le
dita, riportarla alla posizione naturale. Una volta eseguita questa operazione,
è bene lasciare il falco incappucciato fino a quando il piumaggio non si
asciughi.
Nel caso di una frattura nella parte piena del rachide, bisogna invece agire
rapidamente altrimenti l’animale, mouvendosi, potrebbe danneggiare ulteriormente
la zona fratturata. Lo strumento adatto ad unire le 2 parti fratturate è un ago
da cucito, ma con entrambe le estremità appuntite. E’ necessario provocare delle
incisioni lungo l’intero ago affinché esso stesso, una volta entrato nel
rachide, possa difficilmente uscirne. Prima di inserire l’ago nel rachide pieno,
è utile immergerlo in una soluzione di aceto e sale che, scatenando un processo
di ossidazione, fissi definitivamente le 2 parti fratturate.
Infine, parliamo di un’eventuale frattura all’altezza del calamo: in questo caso
è necessario procurarsi una penna il più possibile simile a quella spezzata,
inciderla nella parte bassa del calamo, immergerne l’estremità in acqua calda, e
poi attorcigliare il calamo, così ammorbidito, su sé stesso. Una volta che
questa estremità si è asciugata, bagnarla di colla a presa rapida ed innestarla
nel calamo cavo del falco.
APPENDICE
Negli ultimi anni la Falconeria in Italia, prendendo esempio da molti paesi
europei, si sta aprendo verso nuovi orizzonti.
Gli aeroporti, l’agricoltura biologica, gli allevamenti ittici e le discariche
sono difatti i nuovi settori in cui si sta sviluppando la Falconeria come
professione.
Negli aeroporti il pericolo maggiore durante gli atterraggi e i decolli degli
aerei é rappresentato dagli uccelli che possono venire risucchiati dalle
turbine, provocando gravi danni. Per anni sono stati usati vari sistemi
alternativi per ovviare a questo problema, ma si è constatato che l’unico
sistema efficace oggi al mondo è l’intervento dei rapaci. L’abilità del
Falconiere consiste proprio nel mettere in volo i rapaci poco prima dei decolli
o degli atterraggi degli aerei, sgombrando così la pista.
Per quanto riguarda il settore dell’agricoltura biologica, si è constatato, nel
periodo della maturazione delle colture, che la presenza di un falco evita il
danneggiamento del raccolto da parte di altri uccelli, con il conseguente
ottenimento di un pieno raccolto.
Aironi, gabbiani, cormorani ed altri uccelli, ogni giorno si nutrono di un
enorme quantità di avannotti presenti nelle vasche degli allevamenti ittici:
anche per questa situazione, l’intervento giornaliero di un Falconiere
risolverebbe ogni inconveniente.
E per ultimo, ma non meno importante, segnaliamo il caso delle discariche, punto
nevralgico di concentramento di volatili: migliaia e migliaia di uccelli difatti
vi si recano per alimentarsi, ma poi spostandosi in altre zone o sostando in
zone limitrofe, danneggiano l’ambiente e gli edifici con i loro escrementi. In
questo caso allora, la presenza di un falco disperderebbe questi grossi stormi
di uccelli, spingendoli verso altre direzioni e salvaguardando così l’equilibrio
ambientale.
Glossario
Accipitridi: una delle cinque famiglie di rapaci appartenenti all’ordine dei
Falconiformi.
Addestramento: periodo successivo all’ammansimento che porta il rapace a volare
libero.
Ammansimento: lasso di tempo in cui si stabilisce un equilibrio ed una perfetta
intesa fra l’uomo ed il rapace.
A.I.C.A.V.: Accademia Italiana Cavalieri d’Alto Volo.
Alimentazione: insieme di regole e scelte nutritive essenziali per lo stato di
salute di un rapace.
Anello di riconoscimento: anello che identifica il rapace e ne attesta la
nascita in cattività.
Armare: munire il rapace di geti, tornetto, sonaglio e lunga.
Bagno: vaschetta per il bagno e l’abbeveraggio dei rapaci.
Barbe: ciascuno dei rami principali che si distaccano a spina di pesce dal
rachide* di una penna* e che costituiscono insieme alle barbule* da loro
emergenti il vessillo* di una penna.
Barbule: ciascuno degli elementi che, agganciati tra loro con microscopici
uncini*, tengono unite le barbe* delle penne degli uccelli.
Bilancia: strumento necessario per il quotidiano controllo del peso del rapace.
Binocolo: favorisce sia il controllo sul rapace che interessanti osservazioni
naturalistiche.
Blocco: sostegno per i rapaci utilizzabile in un giardino.
Borsa: accessorio indispensabile per contenere tutte le attrezzature per
l’addestramento.
Caccia: comportamento naturale del rapace per procurarsi del cibo; per un
Falconiere è il fine ultimo dell’addestramento per rispettare i comportamenti
naturali dell’animale.
Caccia d’alto volo: modo di cacciare tipico della famiglia dei Falconidi.
Caccia di basso volo: modo di cacciare tipico della famiglia degli Accipitridi.
Calamo: parte basale del rachide* della penna degli uccelli, impiantato nella
cute.
Cappuccio: copricapo di pelle o cuoio usato per tranquillizzare il rapace
soprattutto nelle prime fasi dell’addestramento.
Carreggiare: trascinare il logoro o la preda lontano dal Falconiere.
Cera: zona di pelle, nuda e brillante, sita nella mascella superiore.
Coltello Maestro: la seconda e la più lunga delle remiganti di un Falconide.
Copritrice: penna corta che, nelle ali, ricopre alla base le penne più grandi.
Cura: residuo di ossa, peli e piume dalla forma di un’oliva che viene
rigurgitata dal rapace dopo circa 10 ore dal pasto.
Dente: piccola prominenza presente sulla mascella superiore dei Falconidi.
Falconidi: una delle cinque famiglie di rapaci appartenenti all’ordine dei
Falconiformi.
Falconiere: maestro d’arte.
Filagna: corda resistente, con una zavorra all’estremità, utilizzata per le fasi
iniziali dell’addestramento dei rapaci.
Geti: due strisce di cuoio o pelle, legate ai tarsi del rapace, che servono al
Falconiere per tenerlo.
Glabro: senza peli.
Gozzo: unità di misura per definire la quantità di cibo ingerita dal rapace.
Guanto: protezione di pelle o cuoio per la mano con cui si tengono i rapaci.
Hop Hop: verso costante e ripetitivo del Falconiere per chiamare il rapace.
Imprintato: rapace che riconosce l’uomo come suo simile.
Involo: primo volo dal nido degli uccelli.
Logoro: strumento di cuoio o pelle contenente pallini di piombo che simula la
preda (la sua forma difatti richiama la sagoma di un uccello).
Logoro Guarnito: logoro al cui centro è stato legato un pezzo di carne.
Lunga: striscia di pelle o cuoio usata per tenere il rapace sul pugno o per
legarlo alla pertica e/o al blocco.
Muta: periodo durante il quale i rapaci sostituiscono il loro piumaggio.
Nodo da blocco: nodo particolare che serve per fissare la lunga al blocco.
Nodo da pertica: nodo particolare che serve per fissare la lunga alla pertica.
Passaggi al logoro: movimenti armonici che il Falconiere esegue con il logoro
per addestrare il rapace.
Pazienza: dote essenziale per un Falconiere.
Penna: formazione cornea della pelle degli uccelli, costituita da un asse
centrale, la cui parte basale - il calamo* - é inserita nella pelle, mentre la
parte rimanente - il rachide* - porta il vessillo*.
Pertica da trasporto: posatoio da viaggio per i rapaci.
Pertica fissa: struttura in legno utile come posatoio per i rapaci.
Peso di volo: peso del rapace che corrisponde ad uno stato di perfetta forma
fisica.
Piuma: penna* più corta e più morbida che riveste gli uccelli.
Pugno: la mano guantata.
Rachide: “colonna vertebrale” della penna di un uccello; rappresenta il
prolungamento del calamo* e da esso dipartono le barbe*.
Radio: composta da trasmittente, ricevente ed antenna, é una utile garanzia
quando il falco si allontana.
Remigante: penna delle ali di un uccello.
Sonaglio: campanella legata ad uno dei tarsi del rapace che ne segnala la
presenza o gli spostamenti.
Spirito Santo: capacità tipica del Gheppio di stare fermo in aria, pur battendo
le ali, in agguato per la caccia.
Spiumare: privare delle piume una preda.
Tarsi: “gambe” dei rapaci.
Timoniera: penna della coda di un uccello.
Tirante: termine usato in Falconeria per indicare un pezzo di carne.
Tornetto: (girella) doppio anello snodato, usato per non fare attorcigliare i
geti.
Uncini: processi microscopici, di cui sono provviste le barbule*, che servono ad
agganciare le barbe* fra loro per rendere elastico il vessillo*.
Vessillo: nella penna, l’insieme delle barbe e delle rispettive barbule.
Volo libero: volo del rapace senza filagna e momento di maggior emozione per un
Falconiere.
Voliera: struttura in legno di dimensioni variabili, utilizzata soprattutto per
la muta e la riproduzione dei rapaci.
Bibliografia
DEJONGHE, J. F. Gli uccelli nel loro ambiente, trad. it. di Pigazzini, V.,
Milano, Vallardi, 1991; titolo originale, Les oiseaux dans leur milieu, Paris,
Bordas, 1990.
GENSBOL, B. Guida ai rapaci diurni, Bologna, Zanichelli, 1992.
GLASIER, P. Falconry and Hawking, B.T. Batsford Ltd, London, 1978.
MEZZATESTA, F. Guida ai rapaci diurni d’Europa, Bologna, Edagricole, 1998.
SCHLEGEL, H.,
VERSTER DE WULVERHOST, J. A., The world of Falconry, Lausanne, Three Continents
Publishers, 1980.
**Capacità tipica del Gheppio di stare fermo in aria, pur battendo le ali, in
agguato per la caccia.
1Naturalmente le misure variano a seconda delle dimensioni del falco. L’esempio
è per un rapace di media taglia.
2 La cura è un residuo di peli, piume, ossa dalla forma di un’oliva, rigurgitata
dal falco dopo circa 10 ore dal pasto.
1L’A.I.C.A.V.: Accademia Italiana Cavalieri d’Alto Volo.
2Imprintato è il falco che riconosce l’uomo come suo simile.
3 L’anello di riconoscimento, attaccato ad uno dei tarsi del falco, serve ad
identificarlo e ad attestare la sua nascita in cattività.
4 Armare un falco, significa munirlo di geti, tornetto, sonaglio.
5 E’ fondamentale che tutte le volte che il falco é scappucciato, non ci sia
nessuno alle sue spalle.
6 Termine usato in Falconeria per indicare un pezzo di carne.
7 Se il falco si trova sul blocco calcola la distanza in base alla lunghezza
della lunga; se il falco invece sta sulla pertica, prendilo sul pugno, sciogli
il nodo della lunga, riponi il falco sulla pertica, e tieni l’estremità della
lunga con la mano destra.
8 Ad ogni risposta corretta del falco devi conoscerne il peso.
9 La filagna va utilizzata su terreni spogli e privi di ostacoli.
10 Il falco non deve mai partire da terra: questa sarebbe una cattiva abitudine.
11 Il falco va sempre posizionato contro vento.
12 Quando un falco carreggia, trascina il logoro o la preda lontano dal
Falconiere per sentirsi sicuro o addirittura vola via portando con sé il tutto.
13 Se ti viene più comodo, applica il trasmettitore quando il falco é sulla
pertica da trasporto.
14 Si rischierebbe così di viziare il falco, il quale potrebbe credere di poter
ricevere il logoro anche dopo essersi posato. Il falco invece deve capire che
viene premiato con il logoro solo se in volo. La bravura del Falconiere consiste
allora nel prevenire tale situazione.
*Attenzione: per potere praticare la caccia con il falco, si deve essere in
possesso della licenza venatoria di fucile ad un colpo e si devono rispettare le
leggi regionali sulla caccia.
16 I cani da rete segnalavano la presenza della selvaggina, permettendo così ai
cacciatori di gettare le reti in quella determinata direzione.
1 La carne va data al falco a temperatura ambiente.